Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare

Pazienti in stato vegetativo: coscienti, senza poter comunicare

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Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare Lo stato vegetativo. Le funzioni vitali come respirare o far battere il cuore dipendono da una... Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare

Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare

Lo stato vegetativo.

Le funzioni vitali come respirare o far battere il cuore dipendono da una macchina, e si è incosciente del tempo che scorre e della vita che circonda un corpo immobile su un letto.

Arriva dagli scienziati di Cambridge la scoperta delle “firme” nascoste nel cervello di persone in stato vegetativo che puntano a reti che potrebbero sostenere la coscienza anche quando il paziente sembra essere incosciente e non risponde.

Usando una risonanza magnetica funzionale (fMRI) scanner, che misura l’attività cerebrale, i ricercatori sono già stati in grado di registrare l’attività nella corteccia pre-motoria, la parte del cervello che si occupa di movimento, in pazienti apparentemente incoscienti.

Pazienti in stato vegetativo: coscienti,  senza poter comunicare

I ricercatori hanno dimostrato che i circuiti cerebrali alla base della coscienza sono in genere danneggiati nei pazienti in stato vegetativo, ma questo non si verifica sempre. Infatti, alcuni pazienti hanno una buona conservazione dei circuiti che appaiono simili a quelli degli adulti sani. Si tratta di pazienti che avevano già mostrato segnali di coscienza nascosta.

Srivas Chennu del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche presso l’Università di Cambridge, a spiegato che “Capire come la coscienza nasce dalle interazioni tra le reti di regioni del cervello è una questione scientifica sfuggente ma affascinante, ma per i pazienti diagnosticati in stato vegetativo e di minima coscienza, e le loro famiglie , questo è molto più di una questione accademica, assume un significato reale e la nostra ricerca potrebbe migliorare la valutazione clinica e aiutare a identificare i pazienti che potrebbero essere coscienti pur non potendo comunicare”.

I risultati potrebbero aiutare i ricercatori a sviluppare un modo relativamente semplice per identificare quali pazienti potrebbero essere coscienti, mentre sono in uno stato vegetativo.

Lo studio è stato finanziato principalmente dal Wellcome Trust, l’Istituto Nazionale di Ricerca di Cambridge Centro di Ricerca Biomedica salute e il Medical Research Council (MRC) e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLoS Computational Biology.

Una nuova strada per la ricerca sul coma?

  • Andrea

    19 ottobre 2014 #1 Author

    Mi piacerebbe sapere cosa prova leggendo queste notizie quel padre che volle a tutti i costi che sua figlia la si kasciasse morire. Io mi sentirei un assassino, non so lui……

  • Giovanni

    19 ottobre 2014 #2 Author

    Se un giorno ti ritorvassi nelle sue stesse condizioni (del padre) e non lo auguro nè a te nè al mio peggior nemico; solo allora potrai decidere e capire cosa si prova e poi agire di conseguenza nel bene o nel male.
    La vita è un continuo bivio e le persone più stupide si riconscono dal fatto che giudicano a prescindere le scelte atrui, senza essere nemmeno passati lontamente da quel bivio.

    Se la miniestra non la assaggiamo, non possiamo valutare se è buona o meno….

  • G.

    19 ottobre 2014 #3 Author

    forse ha solo letto nel pensiero della figlia ed esaudito il suo desiderio… ??? ti auguro di non trovarti mai in quella condizione, non puoi affermare cosa faresti o come ti sentiresti senza provare, meglio non commentare come hai fatto

  • Brini loris

    19 ottobre 2014 #4 Author

    Se vegeti e dipendi da una macchina non neppure un vegetale ma una sottospecie di parassita. Per quanto mi riguarda preferisco che mi lascino MORIRE. Che se ne fanno d’uno come me in quello stato?

  • F.

    19 ottobre 2014 #5 Author

    E se ti trovassi in una prigione buia, immobile, con solo i tuoi pensieri? Sarebbe meglio far vivere un ammasso di cellule ed i tuoi incubi oppure lasciarti andare? Uno studio del genere non mi farebbe sentire un assassino ma in colpa per non aver posto fine il prima possibile per quelle che sarebbe un incubi senza giorno ne notte

  • Rodolfo Rizzo

    19 ottobre 2014 #6 Author

    costa molto farsi gli affari propri e non sputare SENTENZE SULL’OPERATO ALTRUI…che diritto abbiamo di giudicare gli altri…???

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