Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche

Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche

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Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche Il 2015 si apre con l’ennesima nuova tassazione per i fumatori. Dal 1° gennaio... Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche

Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche

Il 2015 si apre con l’ennesima nuova tassazione per i fumatori.

Dal 1° gennaio del 2015 parte il riordino della tassazione su tabacchi e affini, con la consueta coda avvelenata di polemiche che investe in particolar modo i ‘nuovi modi’ di fumare (sigarette elettroniche e ‘cialde senza combustione’).

Già si annunciano infatti ricorsi ai Tribunali amministrativi e s’infiamma la lotta tra lobby su opposte barricate. Non aiuta il fatto che le specifiche tecniche sull’applicazione del nuovo impianto fiscale arrivino tra Natale e Capodanno, con tempi ristretti per l’adeguamento e caos generalizzato. In sostanza, per chi ancora sceglie le bionde tradizionali si annunciano rincari in particolare sulle fasce di prezzo più basse, dai 4,3 euro in giù. Sulle e-cig la tassazione provvisoria, in attesa delle prove tecniche necessarie, è di 3,33 euro più Iva per i liquidi da 10 ml, e secondo i produttori “mette a repentaglio il settore”. Per le cialde senza combustione, equivalenza piena con le sigarette normali ma sconto del 50% dell’accisa.

Stangata sulle sigarette

Per le Sigarette tradizionali cambia sia il calcolo che il peso dell’accisa. Il riferimento non è più la “classe di vendita più richiesta”, come in passato, ma “il prezzo medio ponderato” delle sigarette. Lo schema prevede un “onere fiscale minimo”, l’accisa più Iva, da 170 euro il chilogrammo. L’aliquota viene elevata dal 58,6 al 58,7%, e non può essere inferiore a 90 euro per chilogrammo convenzionale (mille sigarette). L’obiettivo dichiarato è di incidere maggiormente sui prezzi molto bassi, con un Fisco che si attenua proporzionalmente via via che cresce il prezzo delle sigarette: sull’esempio di quanto fatto in Germania nel 2010, è considerato il percorso migliore per far aumentare il gettito e preservare gli obiettivi di salute pubblica.

Secondo le elaborazioni a valle del decreto, sulle fasce di prezzo alte (5 euro) e medio-alte (4,6 euro) il nuovo impianto dell’accisa comporterà un incidenza totale più alta rispettivamente di 0,3% e 0,4%  (al 58 e 58,6%).

Va peggio a chi fuma low-cost: +2% d’incidenza per i pacchetti da 4,3 euro e +3,6% (circa 15 cent) per quelle ‘low-cost’ da 4 euro (con un impatto sul prezzo totale al 61 e 67%).

Cio’ non vuol dire automaticamente un rincaro al tabaccaio, ma toccherà agli operatori modulare i prezzi cercando di non deprimere una domanda in costante calo

Stangata sulle sigarette: folli aumenti e tassazione su tabacchi e sigarette elettroniche.

Con le e-cig sono dolori. Il decreto prevedeva uno sconto dell’accisa al 50% di quella fissata per le bionde normali. La novità arrivata alla Vigilia di Natale, è che l’Agenzia dei Monopoli ha fissato l’attesa equivalenza tra liquidi da svapo e sigarette tradizionali. Al di là dei complessi tecnicismi, ha stabilito “in via temporanea e in misura provvisoria” che l’imposta di consumo “sui prodotti liquidi da inalazione è fissata in 0,333 euro il millilitro, corrispondente ad una equivalenza di 1 millilitro con cinque sigarette”. Significa che sulla ricarica da 10 millilitri peserà una imposta di consumo da 3,33 euro, cui si somma l’Iva. Entro il 20 gennaio, una volta fatti i rilievi tecnici necessari con le “prove di aspirazione”, verrà emessa la tassazione definitiva.

I produttori del fumo elettronico, riuniti nell’Anafe, denunciano nel frattempo una “arbitraria equivalenza” che non segue standard scientifici ma è stata “stabilita in tutta fretta e in misura eccessiva”. Il presidente Massimiliano Mancini, che ha alle spalle un settore passato in un anno da 450 a circa 200 milioni di fatturato e perso 3mila esercizi su 4.500, si scaglia contro “un sistema surreale, costruito non certo per realizzare un regime impositivo equilibrato” e mette le mani avanti, quando ritiene “plausibile” che “ancora una volta dovrà esserci l’intervento di un giudice per mettere una pezza”.

A differenza di quanto in vigore nel 2014, la nuova tassazione vale solo per i liquidi e non per i dispositivi (sigaretta elettronica, batterie ecc.) che servono per svapare. Su quella parte di gettito (117 milioni), per altro, pende ancora il ricorso degli operatori e si attende la decisione della Consulta, mentre l’anno prossimo sarebbero a rischio 145 milioni di gettito.

Le Sigarette che non bruciano (a cialde) sono la vera novità del decreto, introdotte in commercio da Philip Morris dopo la presentazione in pompa magna di un nuovo stabilimento dedicato – da 500 milioni e 600 posti di lavoro a Bologna -, alla presenza del premier Matteo Renzi. Anche in questo caso il decreto contenuto nella Delega fiscale ha garantito uno sconto del 50% dell’accisa, come per le e-cig. E come per il fumo elettronico è arrivata un’equivalenza provvisoria, pubblicata il 29 dicembre, di 1 a 1 tra cialde senza combustione e sigarette tradizionali. Con il risultato che il costo per un pacchetto da 20 cialde da fumare senza combustione sarà sovrapponibile a quello di un pacchetto normale di sigarette, ma pagherà la metà dell’accisa. Una decisione che ha fatto storcere il naso ad alcuni, che notano come la cialda sia “fumabile” anche come una normale sigaretta e che la stessa macchina che all’Aams ne ha misurato l’equivalenza sia in dotazione a Philip Morris.

Sul “tabacco trinciato fino”, quello che si usa per arrotolare le sigarette con filtri e cartine, l’accisa minima sale a 115 euro al chilogrammo, dagli attuali 105,3. Salta invece l’imposta di consumo sui fiammiferi: dall’anno nuovo il settore è liberalizzato. Per i rivenditori che hanno già fatto scorta di fiammiferi nei loro magazzini, avendo già pagato l’imposta che ora scompare, si prevede un equivalente credito d’imposta.

Dopo le discussioni in commissione sulla Delega fiscale, tra le novità accessorie si è prevista una sforbiciata ai requisiti per la vendita di tabacchi nei piccoli comuni (sotto 2mila abitanti).

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