Nucleare e materiale radioattivo No grazie, aperte 4 centrali nucleari al pubblico Nucleare e materiale radioattivo No grazie, aperte 4 centrali nucleari al pubblico

Nucleare e materiale radioattivo No grazie, aperte 4 centrali nucleari al pubblico

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Nucleare e materiale radioattivo No grazie aperte 4 centrali nucleari al pubblico Porte aperte, nelle quattro centrali nucleari di Caorso, Garigliano, Latina e Trino.... Nucleare e materiale radioattivo No grazie, aperte 4 centrali nucleari al pubblico

Nucleare e materiale radioattivo No grazie aperte 4 centrali nucleari al pubblico

Porte aperte, nelle quattro centrali nucleari di Caorso, Garigliano, Latina e Trino.

L’iniziativa “Open gate” lanciata da Sogin, società incaricata dallo Stato italiano di smantellare i siti di materiale radioattivo.

A Trino decine di persone hanno partecipato alla prima giornata d’apertura della centrale Enrico Fermi, attivata nel 1964 e dismessa nel 1987. Nel sito sono presenti ancora 47 elementi di combustibile, che saranno inviati in Francia per il riprocessamento.

La Sogin, accompagna chi interessato alla scoperta di luoghi in cui convivono tecnologie  e paure  del passato, unite alla scienza nuova che di quelle strutture cura la dismissione.

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Porte aperte anche a Latina – impianto a tecnologia inglese a gas grafite – la prima ad entrare in funzione in Europa nel lontano 1963. Qui, dal suo spegnimento nel 1986, è stato portato via il combustibile trasferito in Inghilterra, demolito il pontile che catturava l’acqua marina per il raffreddamento, e demolita la sala turbine. Realizzato un maxi impianto temporaneo per i rifiuti radioattivi derivanti dallo smantellamento della centrale stessa e per i rifiuti ospedalieri, in attesa che si costruisca il sito di stoccaggio unico, la «discarica atomica» nazionale. La carta delle aree potenzialmente idonee per ospitare il deposito nazionale unico delle scorie radioattive, sará consegnata da Sogin entro la fine di maggio e i primi quindici giorni di giugno

A giugno verrà sciolta la riserva sulle aree candidate ad ospitarlo: secondo le istituzioni sarà un’opportunità per le aree che vorranno farsene carico. Il dibattito pubblico, o contrattazione che dir si voglia, durerà per i prossimi cinque anni, sino al 2020. Da quella data ci vorranno almeno altri quattro anni per realizzare il sito che stoccherà tutti i rifiuti nucleari italiani. Le dimensioni? Come un campo di calcio alto quanto un palazzo di cinque piani. In attesa che si apra l’inevitabile sagra delle contestazioni popolari, oggi domina l’ottimismo. «Il decomissioning – ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti – va accelerato per garantire al nostro Paese l’uscita definitiva dal nucleare. L’apertura delle centrali al pubblico è un importante atto di trasparenza. Per quanto riguarda la realizzazione del deposito unico nazionale – ha detto De Vincenti – si aprirà una lunga fase di consultazione pubblica, di studio e di confronto con le popolazioni e con gli enti di ricerca e territoriali coinvolti, ma siamo convinti che emergeranno tante autocandidature, perché il deposito unico sarà anche un parco tecnologico di eccellenza mondiale».

L’iniziativa «Open gate» sta riscuotendo successo.

A Latina ha fatto registrare il tutto esaurito con centinaia di prenotazioni, ma anche nel resto d’Italia ha suscitato curiosità.

A  Trino, in Piemonte, dove decine di persone hanno partecipato alla prima giornata d’apertura al pubblico della centrale Enrico Fermi, entrata in funzione nel 1964 e dismessa nel 1987.

Con «Open gate», la Sogin intende far conoscere il lavoro che porta avanti quotidianamente per terminare lo smantellamento degli impianti nucleari, «nel rispetto dei criteri di massima sicurezza, e di sensibilizzare sul tema della gestione dei rifiuti radioattivi, dal loro stoccaggio nei depositi temporanei alla sistemazione definitiva nel Deposito Nazionale. La sua realizzazione consentirà – spiega Sogin – di chiudere il ciclo elettronucleare nel nostro Paese».

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