Tassa Airbnb, partito l’iter di conversione in legge Tassa Airbnb, partito l’iter di conversione in legge

Tassa Airbnb, partito l’iter di conversione in legge

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In commissione Bilancio alla Camera, l’iter di conversione in legge del decreto correttivo sui conti pubblici, la cosiddetta manovrina varata dal Governo su richiesta della Commissione Ue, ha... Tassa Airbnb, partito l’iter di conversione in legge

In commissione Bilancio alla Camera, l’iter di conversione in legge del decreto correttivo sui conti pubblici, la cosiddetta manovrina varata dal Governo su richiesta della Commissione Ue, ha appena preso il via, ma già sta creando un mare di polemiche.

In audizione alla Camera sono stati espressi i rilievi principali sulla norma, inserita nella manovra di correzione dei conti, che introduce la possibilità di optare per la cedolare secca anche per gli affitti brevi e l’obbligo per i portali di agire come sostituto di imposta per le prenotazioni online.

Dinanzi alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato i rappresentanti del portale online  Airbnb hanno fatto in pratica notare che, se da una parte gli obiettivi di lotta all’evasione sono condivisibili, la strada scelta «non è concretamente attuabile».

Un principio che “rischia di minare l’efficacia stessa della normativa”, ha spiegato Alessandro Tommasi, Public Policy manager di Airbnb. “Crediamo – ha sottolineato –  che sarebbe auspicabile una profonda trasformazione tanto nella definizione, quanto nel meccanismo previsto”.

La nuova tassa non è applicabile in primo luogo perché “nella maggior parte dei casi gli ospiti pagano direttamente il proprietario dell’appartamento” e Booking non fa altro che “fornire una piattaforma che consente di metterli in contatto”.

In secondo luogo perché la possibilità di agire come sostituto di imposta presuppone che il portale abbia in Italia una stabile organizzazione, cosa che Booking non ha. “I 250 dipendenti svolgono compiti limitati e ben precisi”, hanno sottolineato dalla società.

Airbnb ha quindi indicato un’altra via percorribile: “In circa 250 giurisdizioni del mondo, Airbnb raccoglie e versa automaticamente la tassa di soggiorno per conto dei suoi ospiti. Nel 2016, in Francia, abbiamo raccolto e versato 7,3 milioni di euro. Conversazioni sono attive in Italia con Firenze, Genova, Milano ed altre città. È un modello che ha dimostrato di funzionare molto bene e che semplifica la vita a chi affitta, chi viaggia e, cosa non di poco conto, alle amministrazioni. Crediamo che potrebbe essere questo lo schema di riferimento cui guardare e farlo attraverso un mandato all’Agenzia delle entrate” per arrivare “ad accordi con le piattaforme”.

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