Google, accusata di non tutelare la privacy in Gran Bretagna Google, accusata di non tutelare la privacy in Gran Bretagna

Google, accusata di non tutelare la privacy in Gran Bretagna

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Ancora una volta si continua a parlare di privacy, ed ancora una volta parliamo di un colosso che ha violato le leggi in materia,... Google, accusata di non tutelare la privacy in Gran Bretagna

Ancora una volta si continua a parlare di privacy, ed ancora una volta parliamo di un colosso che ha violato le leggi in materia, e stavolta pare senza addirittura essersene reso conto.

DeepMind, la divisione/società di Google che si occupa di machine learning e intelligenza artificiale, da diverso tempo è impegnata con il servizio sanitario nazionale inglese nello sviluppo di Streams, un’app dedicata, in questa fase iniziale, alla prevenzione delle crisi di insufficienza renale acuta nei pazienti a rischio.

Un’iniziativa lodevole, ma che non ha fatto i conti con l’esigenza di tutelare la privacy di milioni di pazienti, che sarebbe stata lesa.

Secondo il Garante della privacy locale, ICO o Information Commissioner’s Office, il problema principale sarebbe che né DeepMind né il servizio sanitario stesso – nella persona giuridica del Royal Free Hospital, a Londra – si siano impegnati a sufficienza ad avvisare i pazienti interessati che i loro dati personali venivano sfruttati per scopi non inerenti alle loro cure senza il loro esplicito consenso.

Più nello specifico, Google avrebbe richiesto alla NHS una enorme mole di dati per poter testare un sistema di medicina predittiva grazie a DeepMind, al fine di rilevare e diagnosticare lesioni renali acute. L’inchiesta della ICO ha riscontrato numerose carenze nel trattamento dei dati da parte di Google e della fondazione londinese.

In pratica, lo scambio è avvenuto in violazione di quanto previsto dal Data Protection Act, una legge approvata dal parlamento UK nel 1998 e ancora vigente per quanto riguarda la gestione dei dati personali.

L’atteggiamento dell’ICO nei confronti di NHS e DeepMind non è comunque di tipo punitivo. L’ente vuol anzitutto ricordare che è doveroso assicurare un adeguato livello di tutela della privacy ai pazienti, spingendo i soggetti che aderiscono al progetto ad adeguarsi a quanto previsto dalle normative, ma senza porre alcun freno all’innovazione.

Google e NHS dovranno ora stabilire una base giuridica adeguata rispettando la legge sulla protezione dei dati per il progetto DeepMind e per eventuali sperimentazioni future.

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