Risparmiometro, ecco come ci controllano i conti correnti Risparmiometro, ecco come ci controllano i conti correnti

Risparmiometro, ecco come ci controllano i conti correnti

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Se abbiamo tutte le entrate in regola, e paghiamo regolarmente tutte le imposte non abbiamo nulla da temere, anzi, ma se non tutto quello... Risparmiometro, ecco come ci controllano i conti correnti

Se abbiamo tutte le entrate in regola, e paghiamo regolarmente tutte le imposte non abbiamo nulla da temere, anzi, ma se non tutto quello che abbiamo in banca è regolarmente tracciato dobbiamo stare bene attenti: gli occhi del Fisco sono infatti sempre più aperti e gli strumenti a sua disposizione, per stanare i furbetti, sono sempre più raffinati.

Dopo lo spesometro, ecco arrivare il risparmiometro, un nuovo algoritmo studiato dall’Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini per verificare se la quantità di denaro conservata in banca è congrua rispetto alla dichiarazione dei redditi.

“Innanzitutto calcola la giacenza presente sul conto corrente, dato che ottiene grazie alle informazioni che le banche sono tenute a fornire in tempo reale all’Anagrafe dei rapporti tributari. Poi compara questo dato con il reddito dichiarato dal contribuente. In base al tenore di vita del contribuente e alla fascia di reddito in cui questo si inserisce, valuta l’entità di spesa che una famiglia media dello stesso livello può sostenere; la differenza costituisce il potenziale risparmio familiare. Ebbene, se il risparmio effettivo è superiore a quello potenziale stimato, allora scatta l’anomalia”, si legge nel comunicato ufficiale.

L’eventuale incoerenza riscontrata potrebbe essere sintomatica di un “rischio fiscale”. In mancanza di prove verrebbe applicata la tassa sul risparmio, non su tutta la somma depositata in banca ma soltanto su quella parte che, secondo i controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati.

Molto importante da sapere che tutte le persone fisiche che hanno un contro corrente fiscale possono essere controllate e possono ricevere l’avviso di incongruenza sul conto corrente stesso. Sarà poi l’individuo a dover spiegare i vari movimenti conto corrente e, nel caso la documentazione non fosse convincente, solo allora scatterebbe il controllo fiscale vero e proprio.

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