Uber, pace fatta con Google Uber, pace fatta con Google

Uber, pace fatta con Google

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Poteva essere una battaglia milionaria, con ciascuno dei contendenti in gara che avrebbe potuto sborsare milioni per risarcire l’altro, ed invece alla fine il... Uber, pace fatta con Google

Poteva essere una battaglia milionaria, con ciascuno dei contendenti in gara che avrebbe potuto sborsare milioni per risarcire l’altro, ed invece alla fine il buonsenso ha avuto la meglio: Uber e Google hanno messo fine alla loro guerra dei brevetti.

Nello specifico, Uber e Waymo, la società di Alphabet che si occupa della progettazione e dello sviluppo delle auto che si guidano da sole, hanno fatto un accordo per risolvere la delicata questione che riguardava l’uso da parte di Uber di una tecnologia realizzata appunto per le auto che si guidano da sole.

L’accordo è arrivato alcuni giorni dopo l’inizio del processo, che ora verrà chiuso. Era iniziato tutto un anno fa, quando Alphabet aveva accusato Uber di aver assunto un ingegnere che aveva lavorato per Waymo, e che si era portato in Uber documenti e conoscenze coperte da brevetto.

Secondo l’accusa, un dei suoi ex ingegneri avrebbe rubato migliaia di documenti confidenziali prima di fondare la propria startup “Otto”, acquisita in seguito da Uber nell’estate 2016.

Waymo ha riferito che Uber ha concordato di pagare una somma di 245 milioni di dollari e di prendere misure per garantire di usare nei veicoli a guida autonoma solo la sua tecnologia, e non quella di Waymo.

“Il mio lavoro come CEO di Uber è quello di impostare il corso per il futuro della società: innovare e crescere in modo responsabile, così come riconoscere e correggere gli errori del passato”, scrive in una nota Dara Khosrowshahi, Chief Executive Officer dell’azienda californiana. “Ai nostri amici di Alphabet dico: siamo partner, voi siete importanti investitori di Uber e condividiamo una profonda convinzione nel potere della tecnologia. Certo, siamo anche concorrenti. E anche se non concorderemo su tutto, siamo d’accordo sul fatto che l’acquisizione di Otto avrebbe potuto e dovuto essere gestita in modo diverso”.

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