Tim, 6500 esuberi che non si sa come gestire Tim, 6500 esuberi che non si sa come gestire

Tim, 6500 esuberi che non si sa come gestire

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La situazione è di quelle serie: per fortuna Tim non è un’azienda in crisi, ma gli esuberi appena dichiarati sono tanti, troppi, e migliaia... Tim, 6500 esuberi che non si sa come gestire

La situazione è di quelle serie: per fortuna Tim non è un’azienda in crisi, ma gli esuberi appena dichiarati sono tanti, troppi, e migliaia di persone rischiano seriamente, nei prossimi mesi, di perdere il loro sudato posto di lavoro.

Nello specifico, la Tim conferma 6.500 esuberi strutturali, anticipato all’inizio dell’anno,  e in assenza di un accordo con i sindacati procederà unilateralmente alla cassa integrazione straordinaria: questo è quanto emerso nel corso dell’incontro tra direzione del personale del gruppo e le organizzazioni sindacali.

Per la verità, il piano industriale predisposto dall’azienda prevede anche che circa 3 mila e 500 dipendenti vengano opportunamente riqualificati e ricollocati in mansioni differenti. Ma, ora, per molti, dato il mancato accordo con le rappresentanze sindacali si apre anche la possibilità concreta della cassa – integrazione straordinaria.

I sindacati, che minacciano mobilitazioni e scioperi se scatterà la Cigs (l’azienda ha concesso ancora qualche settimana di tempo), sono preoccupati per l’incertezza sulla governance e gli assetti azionari della società, dopo l’arrivo sulla scena del fondo Elliott che, secondo diverse voci, è intenzionato ad entrare nel board e a proporre un piano industriale anti-Vivendi, alternativo a quello presentato la scorsa settimana dall’ad Amos Genish.

“L’azienda – riferisce Luciano Savant, segretario nazionale della Uilcom – ci ha riproposto il piano di 6.500 esuberi con 2.500 esodi incentivati e 4.000 prepensionamenti oltre al ricorso alla cosiddetta ‘solidarieta’ espansivà di 20 minuti al giorno finalizzata all’assunzione di 2.000 lavoratori. Secondo noi una richiesta del genere non può essere presa in considerazione senza un quadro di riferimento chiaro sul perimetro aziendale (alla luce dello scorporo della rete, n.d.r.), sugli assetti azionari e sulla posizione del Governo. Per questo abbiamo chiesto di attendere l’esito dell’assemblea degli azionisti (prevista per il 24 aprile) e la formazione del nuovo Governo”.

Si preannuncia dunque un braccio di ferro, e speriamo che non scoppi una guerra dove a pagarne le conseguenze saranno solamente i lavoratori.

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