Web tax, gli Usa non sono affatto d’accordo Web tax, gli Usa non sono affatto d’accordo

Web tax, gli Usa non sono affatto d’accordo

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Si sapeva che questi giorni sarebbero stati cruciali per il destino della cosiddetta “web tax”, imposta che i governi europei sarebbero favorevoli ad imporre... Web tax, gli Usa non sono affatto d’accordo

Si sapeva che questi giorni sarebbero stati cruciali per il destino della cosiddetta “web tax”, imposta che i governi europei sarebbero favorevoli ad imporre ai grandi colossi tecnologici operanti nei loro confini nazionali.

Ma la reazione del fronte americano era altrettanto prevedibile: gli Usa non ci pensano affatto, ed anzi si preannuncia uno scontro senza esclusione di colpi.

Da un lato è emerso che gli stati europei vogliono imporre una tassa sul fatturato per le multinazionali di internet, con regole comuni fissate a livello europeo, come misura provvisoria in attesa di implementare un prelievo definitivo sugli utili realizzati in ciascun paese. A pagare saranno solo i grandi gruppi, con ricavi superiori ai 750 milioni di euro e vendite online rilevanti nell’Ue per almeno 50 milioni di euro, a prescindere che l’operazione avvenga intra Ue o con giurisdizioni extra Ue. L’aliquota unica oscillerà tra l’1% e il 5%, anche se dalle indiscrezioni delle ultime ore la tassa dovrebbe attestarsi al 3%.

Il provvedimento studiato da Bruxelles introduce una disciplina unica della nuova Dst, acronimo di “digital service tax”, che dovrà poi essere declinata nelle normative domestiche degli stati membri entro la fine del 2019, per entrare in vigore dal 1° gennaio 2020.

Dall’altro lato, però, continua a salire la tensione con gli Usa, già alta per i dazi sull’acciaio e l’alluminio voluti dal presidente Donald Trump. Il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, è infatti contrario alla proposta allo studio da parte dell’Unione Europea di imporre una web tax su giganti tecnologici come Google e Facebook.

Senza commentare direttamente la proposta, Mnuchin, riferisce il Financial Times, afferma “come molti dei giganti del web sono fra le aziende che maggiormente contribuiscono alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti. Imporre una nuova e ridondante tassa inibirebbe la crescita con danni per i lavoratori e i consumatori”.

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