Earth Day, ecco la spesa che bisognerebbe evitare per il bene della terra Earth Day, ecco la spesa che bisognerebbe evitare per il bene della terra

Earth Day, ecco la spesa che bisognerebbe evitare per il bene della terra

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Quando pensiamo all’inquinamento pensiamo in primis ai rifiuti, alla plastica, a tutto quello che non riusciamo a riciclare e che va purtroppo ad aggravare... Earth Day, ecco la spesa che bisognerebbe evitare per il bene della terra

Quando pensiamo all’inquinamento pensiamo in primis ai rifiuti, alla plastica, a tutto quello che non riusciamo a riciclare e che va purtroppo ad aggravare la salute del nostro pianeta, che già sappiamo non essere affatto ottima.

Poche volte ci fermiamo a pensare che possiamo fare gravi danni anche facendo semplicemente la spesa, e arriva a ricordarcelo la Coldiretti, con la sua lista nera della spesa, gli alimenti cioè da evitare accuratamente, lista diffusa in occasione dell’Earth Day, la giornata mondiale della Terra.

Noci delle California, more del Messico, asparagi del Perù, melograni di Israele e fagiolini d’Egitto: sono questi alcuni dei cibi compresi nella lista nera, tutti cibi che per raggiungere l’Italia devono percorrere grandi distanze, con il conseguente consumo di petrolio e l’emissione di anidride carbonica.

Un chilo di mirtilli raccolto in Argentina deve, per esempio, volare per più di 11.000 chilometri con un consumo di 6,4 chilogrammi di petrolio, che liberano 20,1 chilogrammi di anidride carbonica. Nella black list anche le noci dalla California, che devono percorrere quasi 9.000 chilometri, bruciando 5 chilogrammi di petrolio e liberando 15,6 chilogrammi di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto. I fagiolini dall’Egitto, poi, viaggiando in aereo per oltre 2.000 chilometri consumando 1,2 chilogrammi di petrolio ed emettendo 3,8 chilogrammi di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto.

“Acquistare prodotti a chilometri zero è un segnale di attenzione al proprio territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale”, rileva in una nota il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. “Si tratta – aggiunge – di una responsabilità sociale che si è diffusa tra i cittadini ed è cresciuta insieme ai mercati contadini che in Italia sono diventati non solo luogo di consumo, ma anche momenti di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà”.

Sempre Coldiretti ci ricorda che la terra italiana sta sparendo a una velocità di 3 metri quadrati al secondo con un costo per l’agricoltura di 400 milioni di euro all’anno dovuto ai pesanti effetti dal punto di vista economico, occupazionale, ma anche ambientale.

“In Italia – sottolinea la Coldiretti – si è verificata la perdita del 28% della superficie coltivata per colpa della cementificazione, dell’abbandono e dell’invasione di cibi dall’estero provocati da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole utilizzabili. E negli ultimi quindici anni è scomparsa una pianta da frutto su tre, tra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, con il ‘frutteto italiano’ che è passato da 426mila ettari a 286mila, con un crollo netto del 33 per cento”.

Il risultato è il degrado ambientale in un territorio più fragile dove sono 7145 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, l’88,3% del totale.

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