Bollette sempre più esose ma anche con troppi costi nascosti Bollette sempre più esose ma anche con troppi costi nascosti

Bollette sempre più esose ma anche con troppi costi nascosti

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Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo più volte di occuparci di compagnie telefoniche, per quanto riguarda la scelta arbitraria di passare alla fatturazione a... Bollette sempre più esose ma anche con troppi costi nascosti

Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo più volte di occuparci di compagnie telefoniche, per quanto riguarda la scelta arbitraria di passare alla fatturazione a 28 giorni, ma non solo.
Gli operatori telefonici nazionali sono stati praticamente tutti multati per pubblicità ingannevole, in primis per quanto riguarda la fibra ottica, la reale velocità di connessione e i reali costi, ma ora sono nel mirino anche per un’altra spinosa questione.
Per moltissimi italiani la bolletta è infatti ancora un’incognita e riserva amare sorprese: la causa sono i costi nascosti di proposito dagli operatori – o in alcuni casi ignorati per disattenzione e fretta dal cliente stesso – che compaiono al momento del saldo e comportano un aggravio di spesa dal 10 al 15%.
A lanciare l’allarme è l’Unc, l’Unione nazionale consumatori, che subissata di segnalazioni su addebiti poco trasparenti ‘scoperti’ dagli utenti solo in seguito all’attivazione del servizio, ha deciso di denunciare l’accaduto all’Antitrust. Nel mirino del Garante della concorrenza e del mercato sono finite Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per “addebiti oscuri per la fruizione di vari servizi”.
L’attenzione è puntata sui seguenti punti:
1. ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami ovvero i servizi che avvisano l’utente nei casi in cui non è stato possibile contattarlo.
2. L’ascolto dei messaggi in segreteria ha un costo, ma non sarebbe comunicato adeguatamente ai consumatori.
3. I piani tariffari base: Tim, Vodafone e Wind richiederebbe circa 50 centesimi a settimana.
4. I costi di incasso o altri costi: gli operatori li addebiterebbero agli utenti, indipendentemente dalla modalità di pagamento prescelta.
5. Il tutto incluso non sarebbe sempre reale: alcuni operatori non informerebbero i propri clienti dell’addebito di costi aggiuntivi per chiamate da linea fissa
6. Il pagamento della chiamata per conoscere il credito residuo.
7. Il servizio antivirus a pagamento.
8. L’omessa o inadeguata informativa sui costi del servizio tethering
9. L’addebito di penali in caso di recesso da un contratto di abbonamento. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha già diffidato Vodafone.
10. L’addebito di costi di attivazione delle sim nei punti vendita, variabile dai 3 ai 5 euro.
“Nelle ultime settimane ci sono giunte centinaia di lamentele su addebiti poco trasparenti da parte degli operatori che vantano negli spot la loro serietà. Le denunce si sono triplicate: siamo di fronte a un imbarbarimento etico del mercato della telefonia”, lamenta Massimiliano Dona, presidente dell’associazione.
L’Unc punta il dito contro le principali compagnie nazionali e quindi dopo aver sollevato il caso davanti all’Antitrust, invita ora i clienti a riportare le proprie disavventure sui social network, con l’hashtag #costinascosti.

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