IA, il futuro di questa tecnologia è in Cina IA, il futuro di questa tecnologia è in Cina

IA, il futuro di questa tecnologia è in Cina

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Da anni ormai si ripete che il futuro della tecnologia sia nell’Intelligenza artificiale e noi, senza voler essere catastrofici e credere che un giorno... IA, il futuro di questa tecnologia è in Cina

Da anni ormai si ripete che il futuro della tecnologia sia nell’Intelligenza artificiale e noi, senza voler essere catastrofici e credere che un giorno molto vicine le macchine prenderanno il nostro posto, siamo certi che sarà così perché già oggi l’Intelligenza Artificiale si trova ed opera in moltissimi oggetti anche di uso quotidiano.

Tutti i grandi colossi internazionali vi stanno spendendo tantissime risorse e tempo sottratto anche ad altri progetti, ma sembra che, ad oggi, una marcia in più ce l’abbia la Cina che potrebbe essere la protagonista assoluta nel prossimo futuro.

La municipalità cinese di Tianjin ha infatti appena annunciato il progetto di creare un fondo di quasi 16 miliardi di dollari (100 miliardi di yuan) per sostenere l’industria dell’intelligenza artificiale, e sviluppare una serie di tecnologie di nuova generazione, riferisce Reuters. I soldi saranno raccolti da istituzioni finanziarie cinesi ma anche dal settore privato domestico ed estero.

Il vicesindaco Sun Wenkiu ha promesso poi un sostegno finanziario fino a 30 milioni di yuan (4 milioni di dollari) per ogni istituzione di ricerca scientifica che voglia sistemarsi a Tianjin. E verrà predisposto anche un fondo separato per promuovere la manifattura intelligente.

Ma non è finita qui: le iniziative del genere sono una miriade perché la Cina stessa si è imposta l’ambizioso obiettivo, entro il 2030, di ribaltare la situazione attuale in cui a guidare sono gli Stati Uniti.

In Cina, del resto, le startup sono diventate una caratteristica delle città più grandi, proprio come il traffico o lo smog. Una volta i neolaureati facevano domanda in banca o nelle aziende di stato, ma spesso questi lavori erano poco gratificanti: in un sondaggio del 2012, il 94 per cento degli intervistati aveva detto di non sentirsi appagato dal lavoro. Ora, con i fondi pubblici e privati che affluiscono nelle startup, fare l’imprenditore è diventata una valida alternativa per chi non ha voglia di entrare in fabbrica.

I leader cinesi si affidano ai giovani imprenditori per guidare la trasformazione dei loro paesi, grazie anche al fatto che buona parte dell’hardware di tutto il mondo, come quello di smartphone e computer, è fabbricato in Cina, con componenti chiave prodotti a Shenzhen, nel sud del paese.

A sostenere la forza del paese si aggiunge un afflusso di venture capital nelle startup cinesi, sia locale sia straniero, oltre che di investimenti da parte di privati rimasti senza alternative più sicure data l’instabilità del mercato azionario cinese e le restrizioni sugli investimenti nell’immobiliare.

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