Facebook, nuova grana per colpa di un bug Facebook, nuova grana per colpa di un bug

Facebook, nuova grana per colpa di un bug

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Non c’è pace per Facebook e per Mark Zuckerber: dopo le recenti grane per la cattiva gestione dei dati sensibili dei propri utenti, il... Facebook, nuova grana per colpa di un bug

Non c’è pace per Facebook e per Mark Zuckerber: dopo le recenti grane per la cattiva gestione dei dati sensibili dei propri utenti, il social infatti è inciampato nuovamente in un problema non da poco.

Facebook stesso ha reso noto che, a causa di un virus che colpisce i software, alcuni post pubblicati da utenti con alcune restrizioni di privacy (per l’esclusiva visione degli amici) sono invece risultati pubblici, ovvero visibili a tutti.

Nello specifico, a causa di un errore, lo strumento di pubblicazione dei post in alcuni account è tornato su “Pubblico” come predefinito, cosa che probabilmente molti proprietari degli account non hanno notato. Facebook sta ora mandando degli avvisi per informare, che compariranno ai soli utenti coinvolti nel problema e invitano a rivedere i post più recenti, per assicurarsi che siano impostati con le giuste preferenze per la privacy.

Il problema si è verificato nel corso di alcuni giorni a maggio e ha interessato fino a 14 milioni di utenti. La società ha affermato che l’inconveniente è stato risolto.

Per Facebook, le cui politiche di business sono state messe sotto accusa sia per aver monetizzato i dati degli utenti con aziende come Cambridge Analytica, sia per aver dato la possibilità di accedere alle informazioni degli utenti, questo scivolone sulla configurazione dei permessi di lettura dei post degli utenti è considerato molto grave. Sia nella chiave di lettura della GDPR, la normativa europea sul trattamento dei dati, sia da parte di altre aziende hi-tech.

Quest’ultimo incidente ha inoltre drasticamente abbassato il tasso di fiducia degli utenti del social, almeno secondo un sondaggio del Ponemon Institute, società di ricerca specializzata in privacy e protezione dei dati, che stima l’aumento di insoddisfatti in un pericoloso 66 per cento.

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