Uber, un algoritmo per scovare passeggeri ubriachi Uber, un algoritmo per scovare passeggeri ubriachi

Uber, un algoritmo per scovare passeggeri ubriachi

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Per i pochi che non la conoscessero ancora, Uber  un’azienda con sede a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile che... Uber, un algoritmo per scovare passeggeri ubriachi

Per i pochi che non la conoscessero ancora, Uber  un’azienda con sede a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Insieme a AirBnb è considerato uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta sharing economy.

La società opera in 77 nazioni e più di 616 città in tutto il mondo. In Italia Uber è presente dal 2013 e, in seguito a diverse controversie legali, è attualmente disponibile solo nella sua versione più costosa, chiamata UberBlack.

La società è alla continua ricerca di miglioramenti e nuove tecnologie, capaci di offrire la maggiore sicurezza possibile sia ai passeggeri che ai conducenti, ed in quest’ottica vuole brevettare un sistema che usa l’intelligenza artificiale per capire se chi sta prenotando una corsa sia ubriaco, così da poter gestire meglio la situazione.

Il sistema, si legge nella descrizione del brevetto depositato in Usa, impara il modo in cui una persona usa di solito l’app di Uber, così da individuare comportamenti anomali.

L’algoritmo della società tiene in considerazione diversi fattori: in primis l’ora del giorno (o della notte) e il luogo da cui parte la chiamata. È infatti più probabile che sia più “allegro”  un passeggero che si trova in un quartiere della movida a notte fonda rispetto ad uno che utilizza l’applicazione in pieno giorno in un quartiere privo di pub e discoteche. Inoltre il software di Uber tiene conto della velocità con cui l’utente scrive, degli errori di battitura, della precisione con cui vengono premuti i vari tasti, della velocità a cui cammina e del modo in cui il telefono viene generalmente tenuto in mano.

In caso di cliente ubriaco, Uber spiega che potrebbe offrire un servizio diverso. Potrebbe ad esempio avvertire i guidatori e, nei casi più gravi, far prendere la corsa solo ad autisti esperti. Potrebbe inoltre non consentire al cliente di prendere parte a una corsa condivisa con altri passeggeri.

Attualmente si tratta di una domanda di brevetto e i punti descritti all’interno di essa potrebbero essere ripresi e affrontati in maniera più approfondita prima di essere integrati nell’app di Uber.

Non mancano neppure le perplessità legate a questo sistema: è infatti possibile che un potenziale passeggero non venga accolto da alcun autista e cerchi quindi di mettersi alla guida della propria auto (o di quella di un amico, oppure ancora di quella messa a disposizione da un servizio di car sharing), mettendo così in pericolo la propria vita e quella degli altri utenti della strada.

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