Istat, continua a crescere in Italia il divario tra ricchi e poveri Istat, continua a crescere in Italia il divario tra ricchi e poveri

Istat, continua a crescere in Italia il divario tra ricchi e poveri

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La nostra Costituzione, già al comma secondo dell’articolo 3 della Costituzione, parla di uguaglianza sostanziale, introducendo come compito dello stato quello di attivarsi per... Istat, continua a crescere in Italia il divario tra ricchi e poveri

La nostra Costituzione, già al comma secondo dell’articolo 3 della Costituzione, parla di uguaglianza sostanziale, introducendo come compito dello stato quello di attivarsi per eliminare tutte le disuguaglianze per l’accesso concreto a tutti i propri diritti fondamentali da parte dei cittadini della Repubblica.

Ad oggi, nonostante la nostra Repubblica sia uno stato sociale, a tutti gli effetti il divario tra “primi” e “ultimi” si fa sempre più ampio, in tutti i settori, ed in primis in quello dei consumi, come ci fa sapere l’Istat proprio in queste ore.

Nello specifico, la disuguaglianza nella distribuzione delle spese tra le famiglie italiane lo scorso anno è aumentata, e l’Istat sottolinea inoltre  come la spesa del decimo dei nuclei di familiari che spende meno sia diminuita del 5% rispetto al 2016, mentre quella del decimo che spende di più aumentava del 4,3%.

Il rapporto tra la spesa complessiva del 20% di famiglie che spende di più e quella del 20% di famiglie che spende meno è salito a 5,2 da 5 nel 2016 (era 4,8 nel 2013). In assoluto, la spesa media mensile familiare cresce per il quarto anno consecutivo portandosi a 2.564 euro (+1,6% rispetto al 2016) ma il dato rimane in di sotto dei 2.640 euro del 2011, anno cui ha fatto seguito un biennio di forte contrazione.

Al netto del costo degli affitti figurativi, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito, la spesa media familiare è di 1.977 euro, +2,2% su anno.

Il livello medio della spesa alimentare è stato di 457 euro mensili (+2% rispetto ai 448 euro del 2016); quella per carni resta la componente alimentare più importante, con 94 euro mensili, mentre quella vegetale aumenta del 4,2%, per frutta del 3,8% (rispettivamente a 63 euro e a 43 euro mensili).

La spesa per beni e servizi non alimentari è di 2.107 euro al mese: la voce più elevata è quella per abitazione, acqua, elettricità, manutenzione ordinaria e straordinaria, pari a 898 euro mensili (35% del totale), seguita dai trasporti (290 euro, l’11,3%). Crescono le spese per servizi sanitari e salute (+8%), trasporti (+7,1%) e comunicazioni (+2,5%).

Le famiglie di soli stranieri spendono per i consumi in media 945 euro in meno rispetto alle famiglie di soli italiani: 1.679 euro contro 2.624. Lo rileva l’Istat per il 2017, segnalando che nel 2016 la differenza era di circa 1.000 euro. Il 50% della spesa delle famiglie di soli stranieri, spiega l’istituto di statistica, è destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche e ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili (al netto degli affitti figurativi), rispetto al 29% stimato per le famiglie di soli italiani.

Differenze notevoli sono poi legate al livello di istruzione: le famiglie dei laureati spendono in media 3.679 euro, oltre il doppio delle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo lalicenza elementare (1.699 euro).

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