Povertà, l’Italia è sempre più un paese ricco di disuguaglianze Povertà, l’Italia è sempre più un paese ricco di disuguaglianze

Povertà, l’Italia è sempre più un paese ricco di disuguaglianze

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Una manciata di ricchi, ricchissimi, di quelli che probabilmente non riescono neppure ad avere un’idea precisa del proprio patrimonio, e una marea di poveri,... Povertà, l’Italia è sempre più un paese ricco di disuguaglianze

Una manciata di ricchi, ricchissimi, di quelli che probabilmente non riescono neppure ad avere un’idea precisa del proprio patrimonio, e una marea di poveri, di indigenti che fatica a conciliare il pranzo con la cena: questa la foto dell’Italia, un paese dove regna la disuguaglianza.

Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30% (18.136.663 individui), in aumento rispetto all’anno precedente: “l’obiettivo di Europa 2020 rimane quindi molto lontano”.

Nel 2016 con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione (indicatore utilizzato da Eurostat per confrontare i livelli di disuguaglianza tra i paesi Ue), l’Italia si pone quindi al di sotto della media europea che, a sua volta, è diminuita nel tempo, passando dal 21,1% del 2011 al 20,9% del 2016.

La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione (in aumento rispetto al 19,9% del 2015), la grave deprivazione materiale il 12,1% (dall’11,5%) mentre la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8% (dall’11,7% del 2015).    Le disparità regionali sono molto ampie. Nel Mezzogiorno è a rischio di povertà o esclusione sociale quasi la metà degli individui (46,9%) contro uno ogni cinque del Nord (19,4%).Nel 2017 in Italia si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta (8,4% della popolazione). Le condizioni dei minori rimangono critiche: l’incidenza di povertà assoluta tra di essi è pari al 12,1%; in peggioramento la condizione di giovani, adulti e anziani.

E la situazione economica è lo specchio di tutto ciò: l’indice ‘spia’ sull’andamento economico infatti “evidenzia una nuova decelerazione, consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita”. “In Italia prosegue la fase di debolezza dell’attività manifatturiera, accompagnata dal calo degli ordinativi e delle esportazioni”, spiega sempre l’Istat. Invece “il mercato del lavoro si rafforza”. Quanto all’inflazione, “torna ad aumentare, mantenendosi comunque su ritmi inferiori a quelli dell’area euro”.

Per quanto riguarda infine le vendite, cresce quello elettronico, mentre solo nel comparto alimentare, meno esposto alla concorrenza di siti e app, c’è una crescita degli scontrini anche per il commercio tradizionale (del 3% per le catene e dell’1,3% per le botteghe). E’ profondo rosso, invece, per i piccoli negozi che vedono prodotti diversi da cibo e bevande (-2,3%).

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