Rifiuti, riciclando la plastica si può produrre carburante Rifiuti, riciclando la plastica si può produrre carburante

Rifiuti, riciclando la plastica si può produrre carburante

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Anche se, rispetto a qualche anno fa, grazie anche a una maggiore sensibilità ed ad una crescita della raccolta differenziata, si parla molto meno... Rifiuti, riciclando la plastica si può produrre carburante

Anche se, rispetto a qualche anno fa, grazie anche a una maggiore sensibilità ed ad una crescita della raccolta differenziata, si parla molto meno di rifiuti e della difficoltà del loro smaltimento, migliaia di tonnellate di rifiuti non riciclabili affollano ancora il nostro ecosistema, compromettendolo irrimediabilmente.

E se, dopo la decisione della Cina di non accogliere più le esportazioni di rifiuti in plastica che per troppi anni ha invece accettato, molti stati si sono allarmati, troppi si dimenticano che se trattati opportunamente, i rifiuti potrebbero rappresentare persino una risorsa.

La Grt Group , un’azienda italiana che ha sede in Svizzera, ad esempio, sembra aver trovato la soluzione ad un problema che si protrae dai lontani anni ’70: è possibile trasformare la plastica in carburante?

Tramite la pirolisi, è stato individuato un modo per trasformare la plastica in carburante tramite impianti poco ingombranti e a zero emissioni dirette. Lo ha detto Luca Dal Fabbro, amministratore delegato della società a Repubblica.

La stessa plastica che, nonostante il riciclo in diversi prodotti – dall’abbigliamento agli utensili – non riusciamo a smaltire completamente: negli ultimi 50 anni il consumo di plastica è aumentato di 20 volte e ogni anno se ne consuma l’equivalente della superficie di 900 Empire State Building. Il risultato è un vasto inquinamento, soprattutto in mare, dove ogni prodotto immesso impiega decenni prima di scomparire.

Ed invece questa eccellenza italiana potrebbe rivoluzionare tutto attraverso la pirolisi.

Si tratta di un processo mediante il quale si rompono le catene molecolari che rendono la plastica rigida. Dato che questo avviene in assenza di ossigeno, non ci sono emissioni con questo procedimento.

In Italia non è stato ancora avviato questo esperimento, ma ci sono già aziende funzionati nel resto d’Europa, negli Stati Uniti, in America Latina e Asia. L’obiettivo è di aprirle per il 2019.

«Ogni impianto di questo tipo consente di mettere al sicuro, evitando che finisca nel Mediterraneo, l’equivalente di un camion pieno di plastica al giorno – ha spiegato Dal Fabbro a Repubblica – Con quattro impianti da 5 mila tonnellate si eviterebbero le emissioni di CO2 prodotte da 6 mila persone residenti in Italia. E si potrebbe fare a meno di una discarica grande 28 ettari, cioè 40 campi da calcio. Calcolando che nel nostro Paese si raccolgono facilmente circa 150 mila tonnellate di plastica l’anno, si potrebbe realizzare rapidamente un centinaio di impianti di questo tipo».

Grt ha stimato che il combustibile sintetizzato negli stabilimenti avrebbe un costo di 25 dollari al barile, meno della metà del prezzo del petrolio che poi deve essere trasportato e raffinato. Invece la plastica sarà raccolta a distanze contenute dagli stabilimenti, che saranno inoltre coperti di pannelli solari per abbattere al massimo l’impatto ambientale.

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