Tasse, la pressione fiscale reale è ormai insostenibilmente alta Tasse, la pressione fiscale reale è ormai insostenibilmente alta

Tasse, la pressione fiscale reale è ormai insostenibilmente alta

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Spesso sono solo numeri e non si riesce a capire la reale portata del problema, ma basta vedere le difficoltà che la maggior parte... Tasse, la pressione fiscale reale è ormai insostenibilmente alta

Spesso sono solo numeri e non si riesce a capire la reale portata del problema, ma basta vedere le difficoltà che la maggior parte delle famiglie italiane hanno per arrivare a fine mese per rendersi conto di quando le tasse siano ormai, insostenibilmente, troppo alte.

Ad illustrare analiticamente la situazione uno studio della Cgia di Mestre, secondo cui «seppur in calo, il peso effettivo delle tasse sui contribuenti italiani è ancora al 48,3 per cento».

Il calcolo su cui si basa lo studio cerca di quantificare la pressione fiscale reale, che risulta così di 6,1 punti superiore a quella ufficiale (42,2%, secondo l’Istat che si basa sui protocolli Eurostat). E sebbene sia in calo dal 2014, la soglia raggiunta quest’anno rimane ancora ingiustificatamente elevata.

“Se alle troppe tasse – sottolinea il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo – aggiungiamo il peso oppressivo della burocrazia, l’inefficienza di una parte della nostra pubblica amministrazione e il gap infrastrutturale che ci separa dai nostri principali competitor economici, non c’è da stupirsi, come è emerso in questi giorni, che serpeggi un certo malessere soprattutto tra gli imprenditori del Nord-est. Tra le altre cose, a causa di tutte queste criticità continuiamo a rimanere il fanalino di coda in Ue per gli investimenti diretti esteri”.

E la situazione non è certo destinata a migliorare nel prossimo futuro. Brutte notizie infatti anche per il 2019 anno in cui, dice ancora il rapporto, la pressione fiscale potrebbe tornare ad aumentare sia perché la crescita del Pil è data in frenata da tutti gli organismi internazionali, sia a seguito di un possibile aumento del prelievo fiscale.

“Nel caso, infatti, non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10%, salirebbe all’11,5%; altresì, quella attuale del 22% schizzerebbe addirittura al 24,2%” ricorda ancora la Cgia, per la quale “è molto probabile” che per il 2019 si dovrà nuovamente mettere mano ai conti pubblici “per quasi 10 miliardi”, oltre a dover reperire circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese ”indifferibili” e altri 140 milioni per evitare l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019.

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