Lavoro, il Senato dà il via libera anche al decreto Dignità Lavoro, il Senato dà il via libera anche al decreto Dignità

Lavoro, il Senato dà il via libera anche al decreto Dignità

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Nelle scorse ore ha fatto molto discutere l’approvazione, da parte del Senato, del cosiddetto “decreto milleproproghe” in cui, tra l’altro, è contenuta la chiacchieratissima... Lavoro, il Senato dà il via libera anche al decreto Dignità

Nelle scorse ore ha fatto molto discutere l’approvazione, da parte del Senato, del cosiddetto “decreto milleproproghe” in cui, tra l’altro, è contenuta la chiacchieratissima disposizione per cui, per accedere a scuola, basterà presentare l’autocertificazione dei vaccini obbligatori, vanificando in pratica la lotta portata avanti dal governo precedente e appoggiata da tutta la comunità medica.

Ma, prima di chiudere per le vacanze estive, il Parlamento ha anche approvato il decreto Legge Dignità: con 155 voti favorevoli e 125 contrari (un solo astenuto) l’Aula del Senato ha quindi definitivamente approvato il decreto lavoro di marca giallo-verde.

Dalla stretta sui contratti a termine e le delocalizzazioni al divieto per la pubblicità del gioco d’azzardo diverse le novità introdotte. A Palazzo Madama il testo non ha subito correzioni in commissione rispetto a quello licenziato da Montecitorio ed è arrivato in Aula senza mandato al relatore.

Palazzo Madama ha confermato le modifiche al capitolo lavoro, come la prosecuzione degli incentivi alle assunzioni “under 35” fino al 2020:?le imprese che effettueranno nuove assunzioni stabili con contratto a tutele crescenti continueranno a beneficiare dello sgravio contributivo pari al 50% introdotto dalla legge di Bilancio 2018. Prevista anche una più estesa applicazione dei voucher nelle attività ricettive e una ‘fase transitoria’ che esclude fino al 31 ottobre prossimo le proroghe e ai rinnovi dei contratti a termine in essere al 14 luglio scorso.

Novità anche per i sistema giochi: dal 2020 ‘lettori’ obbligatori di tessera sanitaria su “slot” e “vlt” per tenerne lontani i minori (con 10mila euro di multa ad apparecchiatura non in regola) e logo “no slot” su pubblici esercizi e circoli privati che rinunciano a ospitare tali attività.

Il provvedimento restringe inoltre le finestre per il ricorso al tempo determinato (causali già dopo 12 mesi e contratti per non più di 24 mesi in tutto, dai precedenti 36, e più 0,5% contributivo a ogni rinnovo) e aumenta le indennità previsti dai contratti a tutele crescenti (si passa da 4 a 6 mensilità come minimo e da 24 a 36 come massimo).

Non mancano misure di semplificazioni fiscali come l’addio allo split payment per i professionisti, lo stop al redditometro per gli accertamenti 2016 e lo spostamento a febbraio 2019 del prossimo appuntamento con lo spesometro.

“E’ stato approvato dopo decine di anni il primo decreto non scritto da potentati economici e lobby. E’ il primo decreto dopo tanti anni che mette al centro il cittadino, mette al centro gli imprenditori e i giovani precari. Finalmente i cittadini segnano un punto. Cittadini ‘uno’, sistema ‘zero'”: così Luigi Di Maio ha commentato immediatamente dopo l’approvazione.

“Con l’approvazione definitiva del decreto arriva una prima, forte spallata a quella piaga sociale che risponde al nome di precariato. Una rivoluzione culturale con la quale, da oggi, questo governo inizia a rimettere al centro i lavoratori e i loro diritti, cancellati dalle scellerate leggi perpetrate dagli ultimi governi che hanno avuto come unico effetto quello di rendere ancora più incerta la vita dei cittadini”, gli hanno fatto eco i senatori del Movimento 5 Stelle. “Con questo provvedimento mandiamo in soffitta l’idea che un popolo di precari possa fare bene alle imprese e al sistema produttivo, tuteliamo le aziende oneste, sia semplificando la loro vita sostituendo adempimenti obsoleti sia contrastando i ‘prenditori’ di sussidi che prendono i soldi e delocalizzano”.

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