Elon Musk ignora le denunce e continua a parlare della privatizzazione di Tesla Elon Musk ignora le denunce e continua a parlare della privatizzazione di Tesla

Elon Musk ignora le denunce e continua a parlare della privatizzazione di Tesla

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Ve ne abbiamo parlato anche noi nei giorni scorsi: il patron di Tesla, il magnate Elon Musk, è stato denunciato per manipolazione delle azioni della... Elon Musk ignora le denunce e continua a parlare della privatizzazione di Tesla

Ve ne abbiamo parlato anche noi nei giorni scorsi: il patron di Tesla, il magnate Elon Musk, è stato denunciato per manipolazione delle azioni della sua azienda prediletta tramite false dichiarazioni.

Una delle cause, intentate dall’azionista Kalman Isaacs, mira a una class action per conto degli investitori che hanno acquistato azioni Tesla il 7 e l’8 agosto.

Un’altra, presentata da William Chamberlain, punta invece a una class action per quelli che hanno acquistato o venduto azioni Tesla tra il 7 e il 10 agosto.

Secondo i due Musk avrebbe violato le leggi federali di settore, che impongono di fornire ai mercati informazioni accurate. Da entrambe emerge chiara l’accusa a Tesla di aver danneggiato gli short seller – ovvero gli operatori che scommettono contro il titolo vendendolo allo scoperto – tramite la diffusione di informazioni false.

Ma, in barba ai problemi giudiziari che dovrà affrontare,  il magnate ci tiene a sottolineare che il piano per portare Tesla fuori dalla Borsa è reale e avrebbe il supporto del fondo sovrano saudita.

Il chiarimento è arrivato con un post sul blog dell’azienda scritto dallo stesso Musk in cui ha spiegato che il soggetto principale che potrebbe sostenere l’operazione sarebbe il fondo sovrano saudita, che già nei giorni scorsi era emerso avere rilevato il 5% della società.

“Sto valutando di rendere privata Tesla perché credo che permetterebbe all’azienda di operare al meglio e accelererebbe la transizione verso l’energia sostenibile”, si legge nel post.

Per ricomprare le azioni dalla Borsa – un’operazione chiamata “delisting” – al prezzo ipotizzato dal Musk di 420 dollari l’una, secondo gli analisti servirebbero 70 miliardi di dollari. Musk ribatte che secondo le sue stime solo un terzo degli investitori attuali lascerebbe Tesla nel momento in cui diventasse private. Il denaro necessario all’operazione di delisting sarebbero forniti dal fondo sovrano saudita.

Stando a Musk, il primo incontro tra le due parti ci fu all’inizio del 2017; altri meeting sono seguiti nei 12 mesi successivi, nei quali i sauditi “hanno ribadito il loro interesse cercando di andare avanti con una transazione” con cui Tesla non sarebbe più un’azienda quotata.

“Ovviamente, il fondo sovrano ha capitali più che sufficienti per eseguire una tale transazione”, ha scritto Musk aggiungendo: “Recentemente, dopo l’acquisto da parte del fondo saudita di quasi il 5% di titoli Tesla sul mercato, ci ha contattato per un altro incontro. Quella riunione si è tenuta il 31 luglio”.

Musk ha spiegato di “continuare ad avere discussioni con il fondo saudita” e con “altri investitori, cosa che ho sempre pianificato di fare visto che mi piacerebbe che Tesla continuasse ad avere una base ampia di investitori”.

Il Ceo di Tesla alla fine comunque prende di tempo dicendo che “è appropriato completare queste discussioni prima di presentare una proposta dettagliata a un comitato indipendente”.

Se il piano finale verrà approvato, la parola passerà ai regolatori e poi il piano stesso verrà presentato ai soci per un voto.

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