Ocse, male la situazione dell’istruzione in Italia Ocse, male la situazione dell’istruzione in Italia

Ocse, male la situazione dell’istruzione in Italia

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Da anni, in Italia, si assiste alla triste fuga dei cervelli, con migliaia di giovani preparati e laureati che ogni anno sono costretti ad... Ocse, male la situazione dell’istruzione in Italia

Da anni, in Italia, si assiste alla triste fuga dei cervelli, con migliaia di giovani preparati e laureati che ogni anno sono costretti ad emigrare altrove per trovare il proprio riconoscimento, e per di più lo stato pare non incentivi neppure a raggiungere la vetta dell’istruzione scolastica: a dirlo un rapporto Ocse non certamente lusinghiero per il nostro paese.

Nello specifico, per l’Ocse – l’Organizzazione (internazionale) per la cooperazione e lo sviluppo economico – che raggruppa una quarantina di paesi di mezzo mondo, l’Italia è ancora in ritardo in materia di istruzione.

Mentre le altre nazioni puntano sull’accrescimento del livello di istruzione dei singoli cittadini, il nostro Paese resta indietro. E’ ancora troppo basso il livello di istruzione dei 25/64enni italiani: il 4 per cento con la laurea, contro il 17% dei paesi Ocse.

Nel 2017, l’Italia ha solo 27 giovani di 25/34 anni su cento in possesso di laurea, contro una media Ocse del 44 per cento, superando soltanto il Messico. E tra i due generi sono i maschi i responsabili di questo disastro: nel 2017, meno laureati delle donne (20 per cento contro 33 per cento) e pochissimi progressi negli ultimi dieci anni.

Eppure l’Ocse certifica con i numeri che studiare conviene: dà più opportunità di lavoro e consente guadagni maggiori. Ma in Italia la quota di laureati che lavora è tra le più basse al mondo: appena l’81 per cento.

Anche sul fronte dell’educazione permanente l’Italia non fa una bella figura: appena 25 italiani su cento studiano e si aggiornano anche in età adulta. La media Ocse è esattamente il doppio.

L’Italia spende mediamente meno degli altri paesi per l’istruzione: in dollari Usa equivalenti per studente (il 28 per cento in meno dei paesi Osce) e in percentuale al Pil. Ma il trend, dopo anni di buoi, è nuovamente in crescita.

Il corpo docente italiano rimane il più anziano dell’Ocse con il 58% degli insegnati che ha più di 50 anni, in costante aumento dal 2010, anche se la percentuale ha iniziato a calare nel 2016 in seguito alle assunzioni della Buona Scuola. Nessuna inversione di tendenza si è avuta invece per le retribuzioni, diminuite costantemente dal 2010 al 2016, anno in cui lo stipendio medio era pari al 93% di quello del 2005. Non solo lo stipendio medio italiano è inferiore alla media Ocse, ma per di più anche la progressione nel corso della carriera è decisamente inferiore.

Per contro il nostro è uno dei Paesi con il più alto compenso per i dirigenti scolastici che arrivano ad avere retribuzioni lorde effettive che sono il doppio di quelle degli insegnanti.

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