Target 2 decreterà la fine dell’euro? Target 2 decreterà la fine dell’euro?

Target 2 decreterà la fine dell’euro?

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Diciamoci la verità: non avendone parlato diffusamente i principali mezzi di comunicazione di massa, in tantissimi non hanno mai sentito parlare di questo sistema,... Target 2 decreterà la fine dell’euro?

Diciamoci la verità: non avendone parlato diffusamente i principali mezzi di comunicazione di massa, in tantissimi non hanno mai sentito parlare di questo sistema, che tra l’altro può essere compreso appieno sono dagli addetti al lavoro, ma a quanto pare rappresenta un problema enorme per la stabilità e il futuro della nostra moneta unica.

Un sistema economico di compensazioni potrebbe far saltare l’euro e l’Ue: è il sistema denominato Target 2.

Target2 è stato introdotto nel 2007 e consente il regolamento dei pagamenti interbancari tra le varie banche dell’unione monetaria, ovvero i flussi di denaro da un Paese dell’Eurozona all’altro.

Esso si esprime al livello delle banche centrali nazionali, le quali possono avere un credito o un debito nei confronti della Bce, come conseguenza delle transazioni all’interno dell’Eurozona.

Il nodo cruciale è che la Banca d’Italia risulta la prima debitrice nel sistema Target2, con 442 miliardi di euro, mentre la Bundesbank è il primo creditore, con 923 miliardi.

I saldi Target2 rappresentino ben più che grandezze astratte, ma dei veri e propri rapporti di debito e credito: se un Paese uscisse dall’euro, aveva dichiarato il presidente della Bce Mario Draghi in risposta a un’interrogazione, sarebbe tenuto a pareggiare il suo conto con l’Eurosistema e questo sarebbe un vero e proprio salasso per l’Italia.

Lo squilibrio dell’Italia rispetto agli altri paesi è dovuto non tanto ai flussi commerciali, ma alle fughe di capitale, aumentate dopo la crisi del 2007-08. L’aumento vertiginoso del saldo negativo è stato inoltre innescato qualche anno dopo, con l’introduzione del Quantitative Easing (Qe), il programma di acquisto dei titoli di stato avviato nel 2015 per stimolare l’economia in crisi.

Il vero problema è che non c’è una legge o una norma bancaria che indica cosa si deve fare se una nazione esce dall’euro. Secondo Draghi, come abbiamo visto prima, dovrebbe pagare tutto il debito, ma non c’è nulla di scritto. E questo preoccupa non solo per una possibile uscita dell’Italia o di altre nazioni, ma anche da chi ha crediti numerosi, come la Germania.

Ad oggi l’unica cosa certa è che la Germania sta pensando a preparare una via di fuga, un piano di uscita per proteggere i propri interessi in caso di uscita dall’Ue.

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