Italia, al sud l’economia è peggiore di quella della Grecia Italia, al sud l’economia è peggiore di quella della Grecia

Italia, al sud l’economia è peggiore di quella della Grecia

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Se già oltre un secolo fa si parlava di “questione meridionale”, per indicare un divario insuperabile tra nord e sul, con il meridione dello... Italia, al sud l’economia è peggiore di quella della Grecia

Se già oltre un secolo fa si parlava di “questione meridionale”, per indicare un divario insuperabile tra nord e sul, con il meridione dello stivale perennemente più arretrato del settentrione, oggi la situazione non è  certo migliore, anzi: l’economia delle regione del sud è addirittura peggiore di quella della Grecia, che ricordiamo ha negli ultimi anni rischiato di trascinare a picco l’intera  Zona Euro.

Nello specifico, per la Cgia l’Italia è un Paese sempre più spaccato a metà: se, dopo la crisi, il Nord ha ripreso a correre e con qualche difficoltà tiene il passo della locomotiva d’Europa, vale a dire la Germania, il Sud, invece, arranca e presenta una situazione socio/occupazionale addirittura peggiore della Grecia, che da oltre un decennio è stabilmente il fanalino di coda dell’Eurozona.

Le variabili messe a confronto da Cgia si raggruppano in 3 aree: economia (Pil pro capite; produttività del lavoro, export/Pil e saldo commerciale/Pil); lavoro (tasso di occupazione anche femminile, tasso di disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile);sociale (rischio di povertà o esclusione sociale).

In termini di Pil pro capite il Nord Italia sconta un differenziale negativo con la Germania di poco superiore ai 4.300 euro; il dato del Mezzogiorno, invece, è superiore a quello greco di 2.000 euro. Tuttavia un cittadino del settentrione dispone di oltre 15.600 euro all’anno in più rispetto a un residente al Sud.

“Il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese – commenta il segretario Renato Mason – ha radici lontane che risalgono addirittura all’unità d’Italia. Purtroppo, le politiche pubbliche di sviluppo messe in campo in questi ultimi 70 anni non hanno accorciato le distanze tra queste realtà. Anzi, per certi versi sono aumentate, poiché i livelli di crescita delle regioni settentrionali sono stati decisamente superiori a quelli registrati nel meridione, che si conferma una delle aree economiche più disagiate dell’intera Eurozona”.

Sul versante occupazionale le distanze tra i dati riferiti al mercato del lavoro tedesco e quelli del Nord Italia sono importanti. Se il tasso di occupazione generale in Germania è superiore di quasi 10 punti, il tasso di disoccupazione, invece, è di poco inferiore alla metà (3,8 contro il 6,9 per cento). Altrettanto forte è il divario riferito al tasso di disoccupazione giovanile: in Germania è quasi 4 volte inferiore (6,8 contro il 24 per cento). Ugualmente preoccupanti i risultati che emergono dalla comparazione tra il nostro Sud e la Grecia. Solo per quanto concerne il tasso di disoccupazione generale il Mezzogiorno registra una situazione è migliore di quella greca (19,4 contro 21,5 per cento). In tutti gli altri casi Atene ha sempre la meglio.

Sul versante della produttività del lavoro (valore aggiunto per occupato in euro), invece, sia il Nord sia il Sud hanno la meglio rispettivamente della media tedesca e di quella greca. E’ questo l’unico indicatore tra i 10 presi in esame dove l’esito delle due macro aree del nostro Paese è migliore di quello registrato a Berlino e ad Atene.

Attenzione però a un ulteriore dato: la forte presenza dell’economia non osservata, solo per la parte del lavoro irregolare, produce nel Mezzogiorno oltre 27 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso all’anno.

Per Paolo Zabeo «il Sud può contare su una presenza di oltre 1 milione e 300 mila lavoratori in nero. Nessuno giustifica questo fenomeno quando è controllato da organizzazioni criminali. Tuttavia, se il sommerso è una conseguenza del mancato sviluppo economico di un territorio, al tempo stesso rappresenta un ammortizzatore che consente a migliaia di famiglie di non scivolare nella povertà».

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