Carabinieri, niente smartphone in servizio Carabinieri, niente smartphone in servizio

Carabinieri, niente smartphone in servizio

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La dipendenza dallo smartphone ha ormai contagiato più o meno tutti: chi più chi meno, guardiamo il nostro smartphone quasi ossessivamente, entriamo sui social... Carabinieri, niente smartphone in servizio

La dipendenza dallo smartphone ha ormai contagiato più o meno tutti: chi più chi meno, guardiamo il nostro smartphone quasi ossessivamente, entriamo sui social più che in qualsiasi altro luogo ed il nostro device mobile è diventato l’oggetto insostituibile per eccellenza.

Se, naturalmente, nel tempo libero dobbiamo essere noi a gestire il nostro rapporto con gli smartphone, ben diverso è sul posto di lavoro, in special modo in quei lavori che richiedono una particolare attenzione.

Ed è per questo che, all’indomani di una foto preso diventata virale che mostra dei Carabinieri distratti dai loro device, l’Arma ha preso una decisione drastica:  niente più lunghe telefonate private in servizio, o “compulsive verifiche di chat, messaggi e applicazioni” di qualsiasi tipo.

“Lo svolgimento di qualsiasi attività di servizio, specie in ambiente esterno, richiede la massima concentrazione affinché non risulti compromessa la soglia di vigile attenzione richiesta per poter cogliere tempestivamente gli accadimenti che si verificano nei pressi, valutarne rapidamente le implicazioni e quindi, se del caso, intervenire con la necessaria reattività e le procedure operative più appropriate, in modo che venga ridotto al minimo qualsiasi fattore di rischio per il personale operante, soprattutto con riferimento alle situazioni caratterizzate da maggiore imprevedibilita”, si legge in una circolare del Comando generale dell’Arma, “L’utilizzo degli smartphone o di altri dispositivi di connettività mobile per finalità non riconducibili al servizio in atto, con prolungate conversazioni private o con la compulsiva verifica di chat, messaggi e applicazioni, condiziona inevitabilmente e sensibilmente la concentrazione, pregiudicando l’efficacia dell’attività e, ancor di più, la sicurezza del personale, con sfavorevoli commenti nell’opinione pubblica circa le modalità di esecuzione dei servizi, diffusi in rete anche con relativa documentazione video e fotografica”.

I responsabili dei vari Comandi, a ogni livello, sono quindi tenuti a “un’azione di sensibilizzazione e controllo, sollecitando il senso di responsabilità di ogni carabiniere che – conclude la circolare – resta la vera misura dell’efficacia dell’azione istituzionale”.

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