Confcommercio ribadisce la crisi italiana e taglia le stime Confcommercio ribadisce la crisi italiana e taglia le stime

Confcommercio ribadisce la crisi italiana e taglia le stime

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Nonostante, sulla carta, la lunga congiuntura economica che ha attanagliato l’Italia dal 2008 sia ormai conclusa, nella realtà il nostro paese non è riuscito... Confcommercio ribadisce la crisi italiana e taglia le stime

Nonostante, sulla carta, la lunga congiuntura economica che ha attanagliato l’Italia dal 2008 sia ormai conclusa, nella realtà il nostro paese non è riuscito ancora a trovare la chiave di svolta per rimettersi in carreggiata.

La disoccupazione è ancora troppo alta, soprattutto tra i giovani, il debito pubblico continua a crescere nonostante il patto di stabilità che ci lega all’Europa e ci impone di ridurlo, e persino la produzione industriale negli ultimi mesi ha portato a casa risultati negativi.

In questo scenario le agenzie di rating ci hanno declassato, l’Europa ha tagliato le sue stime di crescita per i prossimi mesi, e la stessa decisione l’ha appena presa anche Confcommercio, esprimendo con durezza la necessità di invertire la rotta.

Nello specifico, la Confcommercio prevede un rialzo del Pil soloo dello 0,3% per il 2019, contro il +1% indicato lo scorso mese di ottobre, e dello 0,5% nel 2020. L’incremento dei consumi per l’anno in corso scende dallo 0,8% previsto in ottobre allo 0,3%, per salire poi allo 0,5% nel 2029.

Confcommercio ha inoltre calcolato che il totale disinnesco dell’aumento dell’Iva vale 23,1 miliardi di euro e comporta 382 euro di maggiori tributi a persona con un aumento dell’imposta medio di 889 euro a nucleo familiare.

“Negli ultimi vent’anni – ha affermato il presidente Carlo Sangalli – il Pil dell’Italia è cresciuto mediamente di un mezzo punto all’anno, a fronte dell’1,7% dell’Ue e il 4% dell’area euro. Se guardiamo agli andamenti dell’occupazione è vero che l’Italia da un lato ha recuperato quasi del tutto il milione di occupati persi durante la crisi, ma è altrettanto vero che il nostro Paese resta in coda con un tasso di disoccupazione più alto d’Europa. Resta confermato che il problema resta la bassa crescita”.

Cosa fare, quindi? Sono tre le proposte che il presidente di Confindustria illustra: “La prima è l’esclusione degli investimenti pubblici cofinanziati dai fondi europei dal computo del deficit rilevante ai fini dei patti di finanza pubblica europea. In secondo luogo: il completamento dell’Unione bancaria europea, dotata di un comune schema di garanzia dei depositi, favorirebbe la circolazione dei capitali e ridurrebbe gli squilibri. In terzo luogo, la messa in campo di una efficace web tax europea: la competitività europea sul digitale va perseguita, ma un’equa tassazione è necessaria. L’Europa rischia di rinunciare al suo ruolo”.

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