Abbiamo solo una settima per “accontentare” l’Europa Abbiamo solo una settima per “accontentare” l’Europa

Abbiamo solo una settima per “accontentare” l’Europa

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Negli ultimi mesi l’Unione Europea non ha mai fatto mistero di non apprezzare affatto l’attuale classe politica italiana, ed in special modo la loro... Abbiamo solo una settima per “accontentare” l’Europa

Negli ultimi mesi l’Unione Europea non ha mai fatto mistero di non apprezzare affatto l’attuale classe politica italiana, ed in special modo la loro politica di aumento della spesa pubblica, che va contro gli stringenti vincoli europei e soprattutto contro il rispetto del “patto di bilancio”, che prevede tra l’altro una progressiva diminuzione del debito pubblico.

Dopo continui richiami, sta per partire la procedura di infrazione, e nelle scorse ore è arrivato anche l’ultimatum: rimane solo una settimana per convincere la Commissione a far partire la procedura che alla fine porterà a comminare al nostro paese multe salate.

La preoccupazione degli eurocrati non riguarda solo l’anno in corso: si estende fino al 2020, quando verranno al pettine i nodi legati alla ricerca di 23 miliardi al posto dell’aumento dell’Iva, il conto della flat tax e la correzione strutturale del deficit dello 0,6% del Pil, cioè altri 10,8 miliardi.

“Continuiamo con il lavoro preparatorio che può portare alla procedura d’infrazione” nei confronti dell’Italia per debito eccessivo, ha affermato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici.

“La procedura è giustificata” nei confronti dell’Italia ma, ha aggiunto Moscovici, “cerchiamo in tutti i modi di evitarla”. Tuttavia “le regole devono essere rispettate”.

Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, dal canto suo, si mostra molto tranquillo: l’Italia non ha bisogno di “misure correttive” per rimettere i conti in carreggiata. “Non ne abbiamo bisogno – dice il Titolare del Mef – sennò le faremo. Ma non ne abbiamo bisogno, perché già sappiamo che arriveremo naturalmente a quel livello”.

“Stiamo facendo un negoziato sugli obiettivi di deficit che noi abbiamo, dimostreremo che li raggiungeremo perché ci mettono in posizione di sicurezza”, ha detto ai giornalisti.

Al momento l’unica cosa certa è che la Commissione non ha tempo da perdere: vuole risposte entro una settimana, diversamente il 26 giugno proporrà formalmente l’avvio della procedura. Il 9 luglio toccherà poi all’Ecofin dare il via libera definitivo.

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