Assegni dormienti, miliardi di euro che gli italiani hanno dimenticato

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A tanti che magari faticano a far quadrare i conti ed ad arrivare a fine mese può risultare quasi impossibile, eppure è proprio così:...

A tanti che magari faticano a far quadrare i conti ed ad arrivare a fine mese può risultare quasi impossibile, eppure è proprio così: ci sono migliaia di italiani che sono possessori dei cosiddetti “conti dormienti” ed anche “assegni dormienti”.

I conti dormienti non sono nient’altro che depositi di denaro superiori a 100 euro sui quali per 10 anni non è stata eseguita nessuna operazione da parte del titolare o dai suoi delegati e eredi.

Per quanto concerne invece le rendite delle polizze, si considerano dormienti dopo un periodo di due anni, mentre per gli assegni il periodo arriva a tre anni dall’emissione.

Stando alla Relazione diffusa dai magistrati contabili lo scorso 27 giugno, dal 2010 ad oggi lo Stato italiano ha incamerato 634 milioni di euro solo grazie agli assegni non incassati dai beneficiari, le cui somme finiscono per legge allo Stato se la cifra non viene riscossa entro i tre anni dall’emissione.

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di titoli utilizzati ad esempio come cauzioni in aste, poi non riscosse, o come depositi a garanzia di danni, salvo poi non essere incassati.

La riscossione è stata possibile perché dal 2007 una legge prevede cioè che i conti correnti non movimentati per dieci anni, le polizze vita non riscosse, così come gli assegni circolari non incassati entro tre anni, finiscano nelle casse dello Stato.

Tra l’altro la legge, spiega Repubblica, imporrebbe agli intermediari, cioè alle banche, entro 180 giorni dallo scattare della “dormienza”, l’obbligo di informare i titolari con una raccomandata all’ultimo indirizzo conosciuto, ma questo nella maggior parte dei casi non avviene.

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