Istat, nell’industria fatturato nuovamente in calo Istat, nell’industria fatturato nuovamente in calo

Istat, nell’industria fatturato nuovamente in calo

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A breve il neo governo dovrà cominciare a lavorare alla prossima legge di bilancio, se vuole sperare di approvarla entro fine anno e scongiurare... Istat, nell’industria fatturato nuovamente in calo

A breve il neo governo dovrà cominciare a lavorare alla prossima legge di bilancio, se vuole sperare di approvarla entro fine anno e scongiurare l’esercizio provvisorio.

Sarà senza dubbio una manovra estremamente difficile, già solo se si considera che l’Italia continua a non crescere e solo per un soffio ha scongiurato la recessione tecnica.

E a questo vanno aggiunti gli ultimi dati Istat: nel mese di luglio prosegue la flessione congiunturale del fatturato dell’industria con un -0,5% rispetto al mese precedente e -0,6% rispetto al giugno 2018, con risultati negativi sia per la componente interna (-0,6%) sia per quella estera (-0,4%).

Gli ordinativi registrano un calo congiunturale del 2,9%, mentre nella media degli ultimi 3 mesi si rileva un modesto aumento dello 0,1%.

Anche al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una flessione congiunturale su base mensile e un modesto incremento su base trimestrale.

Nell’ambito del comparto manifatturiero, il settore alimentare registra la crescita tendenziale più rilevante (+4,9%), mentre l’industria farmaceutica mostra il calo maggiore (-10,9%).

Per fortuna, nel secondo trimestre 2019, si osserva almeno un aumento dell’occupazione sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua. Dalla nota emerge che “la crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti” riguarda “le posizioni a tempo indeterminato (+134mila) mentre quelle a tempo determinato subiscono una nuova, consistente, riduzione (-45mila). Entrambe queste tendenze continuano a essere influenzate da un elevato livello di trasformazioni a tempo indeterminato (+159mila) contribuendo in modo complementare ad accrescere il numero di posizioni a tempo indeterminato e a diminuire quello delle posizioni a termine, in calo per la seconda volta”.

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