Moby vs Unicredit, continuano le accuse al vetriolo Moby vs Unicredit, continuano le accuse al vetriolo

Moby vs Unicredit, continuano le accuse al vetriolo

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Poteva essere una fruttuosa alleanza, ed invece si è trasformata in una guerra senza esclusione di colpi e soprattutto con accuse reciproche al vetriolo,... Moby vs Unicredit, continuano le accuse al vetriolo

Poteva essere una fruttuosa alleanza, ed invece si è trasformata in una guerra senza esclusione di colpi e soprattutto con accuse reciproche al vetriolo, che molto probabilmente approderanno anche in tribunale.

Quel che è certo è che è saltata l’operazione di scambio di traghetti tra Moby e la danese Dfds attraverso la quale il gruppo Onorato contava di realizzare una plusvalenza di 70 milioni di euro funzionale a gestire alcune scadenze imminenti della sua ingente esposizione debitoria.

Secondo quanto reso noto da Dfds, la compagnia ha risolto i contratti perché Moby non può rispettare i termini di consegna dei traghetti, nonostante Moby Aki e Moby Wonder fossero pronti a partire per i mari del Nord Europa dopo alcuni lavori richiesti dal committente.

La colpa sarebbe addebitabile, secondo Vincenzo Onorato, ad Unicredit, ritenendo l’istituto obbligato a dare il disco verde all’operazione secondo “i termini contrattuali”, via libera che invece non è arrivato, e annunciando, in conseguenza, che “Moby agirà in sede giudiziaria nei confronti di Unicredit spa per ottenere il risarcimento dei gravissimi danni causati”.

Più nello specifico, Unicredit, banca capofila del maxi-credito da 160 milioni di euro, avrebbe evitato di rispondere formalmente alla richiesta avanzata dal gruppo Onorato di liberare le ipoteche sulle due navi, attendendo la scadenza dei termini di consegna.

Unicredit, dal canto suo, ha respinto l’attacco di Onorato e in una lettera inviata ai vertici della compagnia di navigazione che l’Ansa ha visionato, l’istituto bancario in qualità di security agent, sottolinea invece che «sono in corso analisi approfondite circa la valutazione del danno arrecato, nonché alla individuazione delle idonee azioni dirette alla tutela della reputazione» della banca, dei propri funzionari e «degli interessi dei propri soci».

Nella lettera l’istituto ribadisce che «nessun addebito può essere fondatamente mosso» alla banca e quindi respinge «qualsiasi pretesa risarcitoria».

Un botta e risposta che non si è concluso così: la compagnia di navigazione è infatti nuovamente intervenuta accusando la banca di aver distolto la realtà a sua favore.

Accuse reciproche gravissime, e dato che ci sono di mezzo parecchi milioni di euro, siamo certi che la vicenda non finirà affatto qui.

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