Anche la Banca Popolare di Bari ha bisogno di essere salvata Anche la Banca Popolare di Bari ha bisogno di essere salvata

Anche la Banca Popolare di Bari ha bisogno di essere salvata

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Purtroppo, come abbiamo avuto modo di vedere più volte negli ultimi mesi, il settore bancario nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale,... Anche la Banca Popolare di Bari ha bisogno di essere salvata

Purtroppo, come abbiamo avuto modo di vedere più volte negli ultimi mesi, il settore bancario nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale, non sta certo vivendo il suo momento migliore: anche istituti centenari e dalla solida reputazione sono dovuti ricorrere a piani di salvataggio e misure stringenti per cercare di rimettersi in sesto, senza rischiare addirittura il fallimento.

Poche ore dopo che Unicredit ha annunciato la chiusura di 500 sportelli e tagli massicci del personale che riguarderà soprattutto il nostro paese, ecco che altre brutte notizie arrivano dalla Banca Popolare di Bari.

L’istituto «conferma che il programma di incontri e contatti con investitori istituzionali» che mira «al rafforzamento patrimoniale” dell’istituto pugliese «prosegue intensamente». «L’obiettivo – si legge in una nota – è di pervenire entro le prossime due settimane all’approvazione di un piano industriale e patrimoniale concordato tra le parti».

Nelle scorse ore al Fondo Interbancario di Tutela dei depositi è arrivata una richiesta di sostegno da parte di BpB per poter risolvere la difficile situazione patrimoniale dell’istituto. Nell’operazione dovrebbe anche affiancarsi l’intervento della controllata statale MedioCredito Centrale: l’operazione potrebbe aggirarsi attorno al miliardo di euro.

Ricordiamo che dalla Banca – che conta 69 mila azionisti, 2700 dipendenti, oltre 350 sportelli e che ha iscritto nell’ultimo bilancio perdite per 420 milioni di euro – erano emerse alcune criticità già dal 2013, in un’ispezione di Bankitalia che aveva dato un giudizio “parzialmente sfavorevole” sui modelli di gestione, ma aveva salutato positivamente, l’anno successivo, l’operazione Tercas, l’acquisto della banca con sede a Teramo che ha portato nel gruppo oltre a 250mila clienti e 4,5 miliardi di raccolta, 750 milioni di perdite e 1,4 miliardi di sofferenze.

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