Bergamo, oltre metà delle aziende potrebbe chiudere per sempre Bergamo, oltre metà delle aziende potrebbe chiudere per sempre

Bergamo, oltre metà delle aziende potrebbe chiudere per sempre

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In tutta Italia la maggior parte di aziende e imprese da settimane hanno dovuto abbassare le serrande, nell’ambito delle misure restrittive resesi necessarie per... Bergamo, oltre metà delle aziende potrebbe chiudere per sempre

In tutta Italia la maggior parte di aziende e imprese da settimane hanno dovuto abbassare le serrande, nell’ambito delle misure restrittive resesi necessarie per fronteggiare l’emergenza legata all’epidemia di Coronavirus.

Aziende che, nonostante siano chiuse, continuano a sopportare costi ingenti a cui non tutti gli imprenditori riescono a far fronte, soprattutto nelle zone più colpite.

Ed ecco allora che la prospettiva futura diventa a dir poco allarmante: per il Coronavirus il 52% delle aziende bergamasche non ritiene di poter continuare la propria attività se non riceverà immediatamente un supporto dal Governo o più in generale dalle istituzioni.

Lo afferma il primo Osservatorio mensile di Confindustria Bergamo sull’impatto dell’emergenza: tra le altre, il 32% pensa di resistere al massimo un anno e solo il 4% che ritiene di potercela fare comunque. L’84% delle imprese ha già chiesto o richiederà la cassa integrazione al massimo entro sei mesi.

E non si tratterebbe di cosa da poco, se si considera che le imprese del territorio rappresentano un valore aggiunto di 32,5 miliardi di euro, pari al 9,5% del Pil lombardo e del 2% di quello nazionale, con una quota di export del 16%.

«Questa indagine integra altre simulazioni che stiamo realizzando ormai da qualche settimana – ha dichiarato Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo -. Alcune evidenze sono preoccupanti, anche gravi in certi casi. Ma ci sono anche alcuni aspetti che ci confortano e che ci motivano ulteriormente a proseguire nelle nostre azioni affinché nessun player venga abbandonato. Per garantire ossigeno alle imprese, è urgente che il sistema creditizio sia ridiscusso e che i parametri per valutare i prestiti siano stravolti: burocrazia e valutazioni con “il bilancino” devono lasciare il campo a strumenti nuovi e ad approcci solidaristici da parte dello Stato e della Bce».

«Noi – ha concluso Scaglia – facciamo la nostra parte senza tentennamenti di sorta, attraverso il supporto a singole necessità e allo sviluppo di progetti di rete ad alto valore aggiunto. Rappresentiamo e tuteliamo quegli imprenditori che ogni giorno mostrano vicinanza alle tante persone sofferenti e a tutti coloro che sono in prima linea nella guerra contro il virus”.

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