Negozi e ristoranti rischiano di non riaprire Negozi e ristoranti rischiano di non riaprire

Negozi e ristoranti rischiano di non riaprire

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Da giorni è un tira e molla tra governo, regioni ed esercenti: nell’ultimo decreto si è stabilito che alcune attività al dettaglio potranno riaprire... Negozi e ristoranti rischiano di non riaprire

Da giorni è un tira e molla tra governo, regioni ed esercenti: nell’ultimo decreto si è stabilito che alcune attività al dettaglio potranno riaprire dal 18 maggio, altre invece dovranno attendere addirittura giugno.

Le regioni, soprattutto quelle con un numero minore di contagi, spingono per riaprire prima mentre i titolari delle attività continuano ad urlare le loro ragioni: bisogna riaprire al più presto ed ottenere subito liquidità per rimettersi in moto e non rischiare di chiudere i battenti.

Ma in realtà sono migliaia le attività che non riapriranno e che sono già state travolte irreversibilmente dalla crisi.

Il Centro studi di Unimpresa calcola in particolare che, a giungo, il 30% delle attività legate al commercio al dettaglio e alla ristorazione non sarà in condizioni di riaprire, e pertanto non lo farà.

Il perché è presto detto: per un imprenditore su tre la riapertura è sconveniente a causa soprattutto dei costi fissi – affitti, utenze, tassa sui rifiuti e sul suolo pubblico – che non vengono congelati né ridotti.

Con tutte queste attività chiuse, si andrebbero a perdere – secondo le stime – fino a 250 miliardi di euro. Il presupposto per il calcolo di queste somme deriva dal fatto che il 60% del Pil è legato al mercato interno, mentre che il 30% di questo mercato potrebbe subire perdite non ininfluenti.

Naturalmente a rimetterci sarebbero le finanze pubbliche: sotto questo punto di vista, la riduzione del gettito previsto potrebbe arrivare a 80 miliardi, mentre lo Stato continuerebbe a spendere per le misure di assistenza dei nuovi disoccupati.

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