Confcommercio, a rischio il destino di un’impresa su 5 Confcommercio, a rischio il destino di un’impresa su 5

Confcommercio, a rischio il destino di un’impresa su 5

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Ormai la fase 2 è nel pieno e la stragrande maggioranza delle imprese ha ripreso a produrre o vendere. O almeno avrebbe dovuto: sì... Confcommercio, a rischio il destino di un’impresa su 5

Ormai la fase 2 è nel pieno e la stragrande maggioranza delle imprese ha ripreso a produrre o vendere.

O almeno avrebbe dovuto: sì perché, soprattutto in determinati settori, quelli più penalizzati dallo scoppio della pandemia, sono in molti ad aver scelto di non rialzare la serranda o che non ci sono riusciti per mancanza di liquidità.

Delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire, l’82% ha infatti riaperto l’attività, ma circa il 30% rischia la chiusura.

E’ quanto emerge dall’indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le imprese dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi.

Oltre la metà delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%. Delle quasi 800mila imprese che hanno rialzato la saracinesca il 94% riguarda abbigliamento e calzature, l’86% altre attività del commercio e dei servizi.

“Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c’è il rischio di una tempesta perfetta: da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate, dall’altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava e che richiede che le misure previste dal Decreto Rilancio siano attuate al più presto”, commenta il presidente, Carlo Sangalli.

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