Google esilia le applicazioni che coniano criptovalute Google esilia le applicazioni che coniano criptovalute

Google esilia le applicazioni che coniano criptovalute

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All’inizio è stata Apple ad introdurre la regola, ora è la volta di Google: Google ha messo al bando le applicazioni che fanno ‘mining’, cioè che producono... Google esilia le applicazioni che coniano criptovalute

All’inizio è stata Apple ad introdurre la regola, ora è la volta di Google: Google ha messo al bando le applicazioni che fanno ‘mining’, cioè che producono (‘minano’) le criptovalute. La compagnia di Mountain View nell’aggiornare le sue linee guida per gli sviluppatori, ha vietato la presenza di queste app su Play Store.

Le uniche applicazioni di mining accettate sono quelle che lo fanno fuori dai dispositivi, ad esempio nel cloud. Le regole non vietano la presenza di app che fungono da ‘portafoglio elettronico’ delle criptovalute, purché offerte da sviluppatori iscritti come organizzazioni.

Già a maggio, inoltre, l’azienda aveva bandito dalla sua piattaforma pubblicitaria le inserzioni ingannevoli sulle Ico (initial coing offering), le offerte iniziali di monete digitali che ricalcano il processo delle quotazioni di Borsa (Ipo).

La mossa di Google, così come quella di Apple, è legata – secondo gli esperti – ai rischi che le app di mining sollevano per i sistemi che le usano: smartphone e computer possono infatti incorrere in danni interni se il mining non è gestito propriamente, con un rallentamento evidente del sistema e possibili problemi seri alle batterie. A questo si aggiungono i rischi di malware a cui il mining espone i dispositivi, senza contare come attraverso le app aumenta la possibilità di cripto-sequestro di un dispositivo da parte di hacker per il mining.

Il blocco di Google rappresenta l’ultimo colpo in ordine temporale al Bitcoin. Negli ultimi giorni un nuovo schiaffo alle criptovalute è arrivato dalla Sec. La Consob americana ha respinto, per la seconda volta in 18 mesi, la richiesta dei gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, i rivali di Mark Zuckerberg, per un exchange-traded fund sul Bitcoin.

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